Cos'è ieri e domani? Capire il tempo
«Quando è domani?» A questa età, il tempo non ha ancora una forma chiara. Ieri, oggi, domani: tre parole che il bambino sente tutti i giorni, ma che restano un po' sfumate finché non le si aggancia a qualcosa di concreto. Buona notizia: la quotidianità è piena di piccoli punti di riferimento che rendono il tempo palpabile. E la sera, sapere cosa viene dopo aiuta spesso a lasciarsi andare con più tranquillità.
Perché il tempo è così difficile da afferrare per un bambino?
Perché non si può né vederlo né toccarlo. Un bambino capisce la palla che rotola, il biscotto che si mangia, il peluche del cuore che stringe. Ma «domani» non si prende in mano. È un'idea, e le idee astratte si installano a poco a poco, molto dopo le parole stesse.
Così, un piccolino può benissimo dire «domani» senza sapere se significa tra cinque minuti, dopo il pisolino o tra tre nanne. Ripete la parola perché l'ha sentita, senza la nozione di durata che la accompagna. Non è un problema da correggere, solo una tappa. Il nostro ruolo è porre dei punti di riferimento perché la parola si riempia di senso, con calma.
Lo strumento migliore è la regolarità. Quando le giornate si assomigliano nelle grandi linee, il bambino coglie un ritmo: ci si alza, si mangia, si gioca, si cena, si legge una storia, si dorme. Questo filo rassicurante diventa il suo primo orologio interiore. Sa cosa viene prima, cosa viene dopo, anche senza conoscere l'ora.
Ieri, oggi, domani: da dove cominciare?
Il presente per primo. «Oggi» è il più semplice, perché è ciò che il bambino vive, lì, adesso. Lo si può nominare spesso: «Oggi siamo andati al parco». Una volta ancorato questo punto, ieri e domani diventano satelliti attorno a esso.
Per «ieri», aggrappatevi a un ricordo preciso e allegro: «Ieri, ti ricordi, abbiamo visto il cagnone nero». Il passato diventa un'immagine nella testa, non un concetto. Per «domani», fate lo stesso con qualcosa di atteso: «Domani, dopo la nanna, viene la nonna». Il bambino collega la parola a un evento che non vede l'ora di vivere.
Le parole di ogni giorno sono i vostri migliori alleati, perché suddividono il tempo in pezzi osservabili. Ecco qualche punto di riferimento concreto che parla a un bambino ben prima delle ore:
- Il mattino è quando sorge il sole e si fa colazione.
- Il pomeriggio è dopo il pranzo, il momento dei giochi e delle uscite.
- La sera è quando fa buio, si cena e si legge una storia.
- La notte è quando tutti dormono e la casa riposa.
- Una «nanna» è l'unità più facile: «Tra due nanne è il tuo compleanno».
Contare in nanne è spesso più efficace che contare in giorni. Il bambino vive ogni notte, quindi può «sentire» la distanza che lo separa da un evento. È concreto, e trasforma un'attesa astratta in qualcosa di misurabile a modo suo.
Come anticipare il giorno dopo per calmare la sera?
La nanna è un buon momento per parlare del tempo, perché è lì che il bambino fa ordine nella sua giornata e si proietta in quella successiva. Molti bambini si calmano quando sanno cosa li aspetta al risveglio. L'ignoto preoccupa un po'; il conosciuto rassicura.
Un'abitudine semplicissima aiuta: ripercorrere la giornata appena trascorsa, poi annunciare in una frase quella di domani. «Oggi abbiamo fatto questo e quello. Domani andremo là». Il bambino mette in ordine i ricordi, chiude il cerchio, e va a dormire con una piccola mappa del giorno dopo in testa.
Questa anticipazione si appoggia sulla regolarità della sera. Naître et grandir ricorda che una buona routine della nanna «è abbastanza corta (dai 15 ai 20 minuti) ed è uguale da un giorno all'altro». Quando il rito torna identico ogni sera, diventa esso stesso un punto di riferimento temporale: il bambino sa che il bagnetto, la storia e il bacio annunciano sempre il sonno. Il tempo prende forma attraverso questi gesti che non cambiano.
Le storie Tilibou
Storie della sera corte e dolci, senza schermi, che segnano la fine della giornata e aprono con dolcezza la porta del sonno. Un punto di riferimento in più nel ritmo della sera.
Ascolta un episodioQuali piccoli giochi per rendere concreto il tempo?
Non serve materiale complicato. Il tempo si impara meglio giocando che spiegando, e la quotidianità offre mille occasioni per renderlo visibile e divertente.
Un calendario da parete con le immagini funziona benissimo: si barra insieme la casella del giorno, al mattino o alla sera, e il bambino vede la distanza fino a un evento atteso ridursi casella dopo casella. Anche le stagioni parlano forte: le foglie che cadono, la neve, le prime gemme danno al tempo lungo una realtà che si tocca con lo sguardo.
Le foto sono un altro tesoro. Guardare un'immagine di quando era neonato permette di dire «prima», mentre i progetti per le vacanze disegnano un «dopo». E nella quotidianità, nominate l'ordine delle cose ad alta voce: «Prima ci si veste, poi si fa colazione, dopo si esce». Queste piccole parole, prima, poi, dopo, sono i mattoncini con cui il bambino costruisce la sua logica del tempo, senza nemmeno accorgersene.
Le domande che vi ponete
A che età un bambino capisce ieri e domani?
Si costruisce progressivamente, e il ritmo varia molto da un bambino all'altro. Molti usano queste parole ben prima di coglierne tutta la durata. La cosa migliore è collegarle a punti di riferimento concreti (le nanne, i pasti, le stagioni) piuttosto che aspettare un'età precisa.
Il mio bambino dice «domani» per tutto, è normale?
Sì, è molto comune. Ha capito che «domani» indica un momento che non è adesso, senza ancora misurare la distanza esatta. Collegando la parola a un evento atteso («domani, dopo la nanna, vediamo il nonno»), lo aiutate a precisare a poco a poco la sua nozione del tempo.
Bisogna insegnargli a leggere l'ora presto?
Niente fretta. Prima dell'orologio, il bambino ha bisogno di punti di riferimento vissuti: il mattino, la sera, prima, dopo, tra due nanne. Questi appigli concreti contano di più a questa età. La lettura dell'ora verrà più tardi, una volta ben installate queste basi.