Giocare insieme senza litigare (fratelli, sorelle, amici)
«È mio!» «No, è mio!» Trenta secondi di gioco, poi lo stesso urlo che vi fa alzare gli occhi al cielo. I litigi per un giocattolo sono il pane quotidiano dei fratelli e degli amichetti di questa età. Ed è anche, paradossalmente, la migliore scuola per imparare a vivere insieme. Ecco qualche spunto semplice per giochi un po' più sereni.
Perché litigano così tanto
Prima dei 5 o 6 anni, aspettare il proprio turno e condividere sono competenze in piena costruzione. Il bambino vive nell'istante: ciò che vuole, lo vuole adesso, e l'idea di aspettare o di cedere non gli viene naturale. Non è né egoismo né cattiveria, solo un cervello ancora giovane.
Naître et grandir ricorda che la condivisione si impara progressivamente e che è normale che un bambino piccolo faccia fatica a prestare i suoi giocattoli. Mettersi nei panni dell'altro, capire che anche lui desidera lo stesso camion, richiede una maturità che arriva a poco a poco. I litigi non sono quindi il segno di un problema: sono il campo di allenamento.
Buona notizia in tutto questo baccano: è proprio litigando, e poi cercando soluzioni, che i bambini imparano a cooperare, a negoziare e a riconciliarsi. Ogni litigio risolto è una piccola lezione di vita in società. Il vostro compito non è eliminare i conflitti, ma aiutare ad attraversarli.
Il turno, il vostro migliore alleato
Quando due bambini vogliono lo stesso giocattolo, l'idea del «ognuno il suo turno» è magica, a patto di renderla concreta. Un bambino di questa età fatica con l'astratto, ma capisce benissimo «è il tuo turno, poi sarà il suo». Rendete la condivisione visibile e tangibile.
Qualche modo per instaurare i turni senza drammi:
- Usate un riferimento chiaro per segnare i turni: una canzone, una clessidra, un giro di gioco. «Quando la canzone è finita, si cambia».
- Annunciate il passaggio in anticipo: «Tra poco sarà il turno di tua sorella». Avvisarlo evita lo strappo brusco.
- Fate i complimenti quando funziona: «Siete riusciti a prestarvi la palla, bravi!». Ciò che si sottolinea si ripete.
- Accettate che un giocattolo troppo prezioso venga messo da parte prima della visita di un amichetto. Non tutto deve essere condiviso.
La condivisione forzata, invece, funziona di rado. Strappare un giocattolo dalle mani di uno per darlo all'altro insegna soprattutto la legge del più forte. Meglio accompagnare: «Gioca ancora un po', e dopo sarà il tuo turno». Si rispetta così chi ha il giocattolo, rassicurando al tempo stesso chi aspetta.
Le storie Tilibou
Anche i nostri eroi imparano a condividere, ad aspettare e a riconciliarsi dopo un battibecco. Storie della sera tutte dolcezza, perfette per riparlare della giornata al momento delle coccole.
Ascolta un episodioRegole semplici, poste con calma
Le regole migliori non si inventano in pieno litigio, quando tutti gridano. Ponetele a mente fredda, in un momento tranquillo, con parole che il bambino può ricordare. Due o tre regole bastano: «Non si picchia. Si chiede prima di prendere. Quando si ha finito, si passa il turno».
Formulatele in modo positivo e concreto. «Si gioca ognuno il suo turno» è più efficace di «non essere egoista». E più le regole sono corte, meglio reggono. Potete persino ricordarle prima di cominciare a giocare, come un piccolo rito: «Ci ricordiamo le regole?»
Quando un litigio scoppia comunque, restate il più calmi possibile. Se gridate, aggiungete tensione alla tensione. Abbassatevi alla loro altezza, nominate ciò che accade («Volete tutti e due la macchinina rossa») e invitateli a cercare una soluzione. Spesso, i bambini ne trovano una da soli se gliene si dà l'occasione.
Dopo il litigio: riparare invece di punire
Una volta passato il temporale, la cosa più utile non è cercare un colpevole ma aiutare a riparare. «Tua sorella è triste, cosa potremmo fare per sistemare le cose?» Si insegna così al bambino che i suoi gesti hanno un effetto sugli altri, e che può agire per riparare. È molto più formativo di una punizione.
Evitate di forzare scuse dette a mezza bocca, che non significano granché. Meglio incoraggiare un gesto sincero: una coccola, un giocattolo restituito, un'attenzione. E se i vostri bambini litigano spesso tra loro, ricordatevi che è normale tra fratelli, e che questi attriti insegnano loro anche a volersi bene e a difendersi. Con il tempo, e tanta pazienza, i giochi diventano a poco a poco più sereni.
Le domande che vi ponete
I miei bambini litigano in continuazione, è normale?
Sì, i battibecchi sono molto frequenti prima dei 5 o 6 anni, perché aspettare il proprio turno e condividere si imparano a poco a poco. Come ricorda Naître et grandir, è normale che un bambino piccolo faccia fatica a prestare i suoi giocattoli. Questi conflitti, una volta risolti, aiutano a imparare a cooperare.
Bisogna obbligare il mio bambino a condividere i suoi giocattoli?
La condivisione forzata funziona di rado e insegna soprattutto la legge del più forte. Meglio accompagnare con i turni: «Gioca ancora un po', e dopo sarà il tuo turno». Alcuni giocattoli molto preziosi possono persino essere messi da parte prima della visita di un amichetto.
Come reagire quando scoppia un litigio?
Restate il più calmi possibile, abbassatevi alla loro altezza e nominate ciò che accade. Invitateli a cercare una soluzione insieme: spesso, i bambini ne trovano una se gliene si dà l'occasione. Dopo, aiutate a riparare invece di punire.